Da grandi quasi ci si dimentica della concretezza della presenza presente, e quando ci si rivolge ai bambini, almeno quelli delle scuole elementari e medie (oggi dette scuole primarie di primo e secondo grado), diventa necessario ed opportuno declinarsi nel qui ed ora per poter trasferire conoscenze.

Oggi mia figlia di otto anni, camminando per strada, nel vedere la sorella di cinque fare i salti, ha iniziato a farli anche lei, ad un certo punto le ho chiesto: ma perché imiti tua sorella? E lei quasi prendendo la risposta dal cilindro magico, mi guarda e mi fa: “papà noi piccoli non abbiamo ancora il cervello sviluppato come quello dei grandi, e per imparare facciamo quello che fanno i più grandi”. A quel punto le ho detto: ma tua sorella non è più piccola? E lei, quasi come se facesse la grande mi ha risposto: “io imito i più grandi e devo insegnare come si fa a mia sorella ad imparare, e le sto facendo vedere come si imita”. I bambini giocano a fare i grandi restando bambini e invitano noi adulti a gettarci, inevitabilmente, verso la concretezza delle cose, senza troppi fronzoli, senza argute metafore.

In nome di Giancarlo Siani si sono scritte pagine memorabili, attraverso opere letterarie, canzoni, film, ecc.; un uomo, che come scrive Erri De Luca, si era messo sulla buona strada, di quelle che di solito sono deserte. Sono proprio questi gli esempi da imitare, per sperare ancora in un futuro dove il senso civico, la “voglia” di rivolgersi alla verità, siano alla portata, siano una possibilità possibile.

Angela Mallardo nel testo “Giancarlo Siani – il bambino che vivrà per sempre” edito da Buk Buk, con le suggestive illustrazioni di Francesca Carabelli, i cui proventi della vendita saranno destinati alla Fondazione Pol.i.s. per il progetto dei Punti lettura, è riuscita a mettere insieme la sua pregevole penna con la sua sensibilità di madre e maestra, generando un qualcosa che rivitalizza un ricordo per un fine pedagogico, rendendo la vita e la morte di Giancarlo Siani, spentosi troppo giovane per mano di quegli uomini sempre vecchi ed in odore di morte, afferrabile per un pubblico che cerca da noi adulti il modo di poter essere.

Ieri la letteratura per bambini, attraverso la favola, ha aiutato alla formazione delle coscienze. Oggi sempre più immersi in un mondo dove il reale si impone come se fosse fantastico, con il suo portato violento e disumanizzante, dove il pifferaio digitale diventa la guida e la balia dei nostri figli, dobbiamo ritornare a stare con loro. Questo lavoro di Angela non è solo per i ragazzi ma anche per noi adulti. Tra le righe emerge, come un fremito, un rispettoso invito a far riemergere il fanciullo che è in noi, che potrà vivere per sempre. Il bambino, in fondo, si forma non con quello che di materiale gli diamo, ma con il nostro atteggiamento attento e partecipante ai successi ed ai dispiaceri, per provare a renderlo un adulto che possa percorrere una “buona strada”; che speriamo un domani sia sempre meno deserta.

Giancarlo non è solo simbolo di legalità ed onestà, così come la sua Méhari verde, ma anche l’uomo che attraverso le “buone pratiche” educative ha potuto seguire degli obiettivi etici.

Grazie Angela, il riscatto del nostro territorio passa attraverso una profonda opera di formazione delle nuove generazioni.

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