I genitori sono la più grande risorsa che i bambini e i ragazzi hanno a disposizione: la vera strategia vincente consiste nel sostenere il loro ruolo educativo.
[…]
Spesso dico agli insegnanti della scuola primaria: all’inizio della scuola, oltre a consegnare il PTOF, i documenti, le liste di materiali e libri, date ai genitori tre semplici indicazioni:
A scuola in buone condizioni
Uno: i bambini devono dormire. Un bambino che frequenta un tempo pieno ha bisogno di dormire almeno 10 ore per notte. Due: i bambini devono fare colazione prima di arrivare a scuola. Sembra scontato, eppure la gestione della fase del risveglio è un problema piuttosto diffuso e serio. Se un bambino non fa colazione, inevitabilmente andrà in crisi, è fisiologico. Tre: occorre evitare l’invadenza degli schermi. Un bambino che passa 2 o 3 ore al giorno davanti a un videoschermo, magari prima di dormire e prima di andare a scuola, inevitabilmente nel contesto scolastico sarà distratto, quando non addirittura assente.
Novara D., Non è colpa dei bambini, Milano, Rizzoli, 2017, pag. 27-29.

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano (almeno nel momento in cui li scegliamo) ben oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il modo ostinato di stare (almeno per quanto si è visto fino allora) ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare. Dobbiamo tentare l’impossibile.
Bauman Z., The Art of Life, 2008 (trad. it.Cupellaro M., L’arte della vita, Editori Laterza, 2009, pag. 27)

Nel dialogo con i pazienti non si deve ad ogni costo far dire loro cose che non vogliano dire, ma si devono rispettare i loro silenzi, le loro omissioni, le loro insicurezze, e questo perchè, solo se non si sentono indagati, i pazienti sono inclini ad avere fiducia […]
[…] ascoltando le pazienti, dando loro la possibilità di portare alla luce della conoscenza, della loro e della mia, le angoscie e le tristezze, le attese e la disperazione, le nostalgie e le speranze, il male di vivere e gli smarrimenti. Sono stati d’animo, sono emozioni, che non riemergono se non nel contesto di una relazione dialogica dotata di senso, intessuta di fiducia, nella misura in cui la malattia, la sofferenza psichica, ovviamente lo consenta.
Borgna E., L’ascolto gentile. Racconti clinici, Torino, Giulio Einaudi, 2017, pag. 6-11

[…] lo sguardo è l’organo privilegiato dell’atto d’orientamento. È in tutti i sensi del termine che esso si dirige; prende una direzione; apre su un orizzonte circostante da cui prende i suoi punti di riferimento stabili; infine, si determina intenzionalmente posandosi o distogliendosi, fissando o sorvolando…
Gennart M. Corporéité et présence. Jalons pour une approche du corps dans la psychose, 2011(trad. it. Fagiolo A., Corporietà e presenza. Linee guida per un approccio al corpo nella psicosi – a cura di Vannotti M., Roma, Giovanni Fioriti Editore, 2017, p.95)

El humor invade la persona, […], de abajo arriba, pero este proceso de invasión se halla contenido por el dique ofrece el resto de la personalidad, dirigido desde la ciudadela del yo. De esta manera se forma el carácter, como algo fijo y constante en la vida, frente a las fluctuaciones del humor.
Lopez-Ibor J. J. La Angustia Vital, Madrid, Editorial Paz Montalvo, 1950, p.204
L’umore invade la persona, […], dal basso verso l’alto, ma questo processo di invasione è contenuto nella diga offerta dal resto della personalità, diretto dalla cittadella dell’io. In questo modo si forma il carattere, come qualcosa di fisso e costante nella vita, di fronte alle fluttuazioni dell’umore. (Trad. di Ceparano G.)

[…]: “no” è un tempo vissuto che unisce, dividendo, un passato ritentivo ad un futuro protentivo. “No” è uno spazio vissuto infinitamente piccolo per prossimità ed infinitamente grande per possibilità. “No” è la tagliente lama tra il dopo dell’immediatamente prima e il prima dell’immediatamente dopo.
Ceparano G. Piccolo contributo alla fenomenologia del “no” in COMPRENDRE 25-26, 2016, p. 203. (clicca per andare alla rivista)

Nella lettera a Proba S. Agostino dice: «Nil homini amicum sine homine amico», cioè nulla è amabile per un uomo senza un essere umano che lo ami; senza l’amore del suo compagno l’uomo non è capace di affermare affettivamente il mondo reale, ma il mondo gli appare sempre come resistenza, come ostacolo.
Callieri B. Corpo Esistenze Mondi – Per una psicopatologia antropologica, Roma, EUR, 2007, p.132

La fenomenologia è innanzi tutto un metodico adattarsi, un atteggiarsi a misura delle cose. Il suo metodo consiste in un modo di osservare nuovo per la scienza, nuovo ad esempio per la psicologia, benché non sia affatto nuovo per l’uomo in generale; al contrario, il fenomenologo vuole osservare come l’uomo osserva normalmente.
van den Berg J.H. The phenomenological approch to pshychiatry – An Introduction to Recent Phenomenological Psychopathology, 1955 (trad. it. Spagnol E., Il metodo fenomenologico in psichiatria e in psicoterapia – a cura di Gilberto Di Petta, Mario Rossi Monti, Paolo Colavero, Roma, Giovanni Fioriti Editore, 2015, p.47).

Ogni incontro umano, e non solo quello psicoterapeutico, si svolge non nel vuoto e nel deserto ma nel qui-e-ora di uno spazio e di un tempo. Le parole cambiano il loro senso nella misura in cui abbiano a confrontarsi con il tempo e lo spazio dell’altro: al quale le parole ci possono avvicinare, e dal quale esse ci possono distanziare.
Borgna ELe emozioni ferite, Milano, Feltrinelli, 2009, p.30

Abituato com’è ad ascoltare il discorso delle cose, il fenomenologo si trova avvantaggiato nell’inserirsi nella sfera espressiva che avvolge il malato. Egli pratica l’ascolto partecipante per dargli la sensazione della vicinanza emotiva ed interviene con la parafrasi per dargli la sensazione della vicinanza ideativa. Così il malato finisce di sentirsi solo e sente il calore della comprensione.
Calvi LLa coscienza paziente – Esercizi per una cura fenomenologica, Roma, Giovanni Fioriti Editore, 2013, p.168

[..].Viene per ciascun uomo il momento in cui egli deve pronunciare questo “io posso”, che non si riferisce ad alcuna certezza né ad alcuna capacità specifica, e che tuttavia lo impegna e mette in gioco interamente. Questo “io posso” al di là di ogni facoltà e di ogni saper fare, quest’affermazione che non significa nulla pone immediatamente il soggetto di fronte all’esperienza forse più esigente – e, tuttavia, ineludibile – con cui gli sia dato di misurarsi: l’esperienza della potenza.
Agamben G. La potenza del pensiero – Saggi e conferenze, (2005), Vicenza, Neri Pozza Editore, 2010, p.282

[…] la «sostanza» dell’uomo non è lo spirito come sintesi di anima e corpo, ma l’esistenza.
Heidegger M. Sein und Zeind, 1927 (trad. it. Chiodi P., Essere e Tempo, a cura di F. Volpi, Milano, Longanesi & C., 2005, p.148

[…] il melanconico vive, per dirla in termini comuni, in un passato o in un futuro intenzionalmente turbato, per cui non perviene ad alcun presente, il maniacale vive solo «per il momento», esistenzialmente parlando, vive, è deietto, nell’impossibilità di sostare, è dapertutto e in nessun luogo.
Binswanger L., Melancholie und Manie. Phänomenologische Studien, 1960 (trad it. Marzotto M., Melanconia e Mania – Studi fenomenologici – A cura di Eugenio Borgna, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, pp.102-103)

La vita umana associata è resa possibile a un solo patto: che più individui si riuniscano e che questa maggioranza sia più forte di ogni singolo e tale da restare unita contro ogni singolo. Il potere di questa comunità si oppone allora come “diritto” al potere del singolo, che viene condannato come “forza bruta”. Questa sostituzione del potere della comunità a quella del singolo è il passo decisivo verso la civiltà.[…] Quindi, il primo requisito della civiltà è la giustizia, cioè la sicurezza che l’ordine statuito non sarà infranto a favore di nessuno.
Freud S., Das Unbehagen in der Kultur, 1929 (trad it. Rossi M., Il disagio della civiltà in Sigmund Freud Opere 10 – Inibizione, sintomo e angoscia e altri scritti 1924-1929, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p.585)

II padre non è semplicemente causa del figlio. Essere il proprio figlio significa essere io nel proprio figlio, essere sostanzialmente in esso, sen­za però mantenervisi in modo identico.[…] II figlio riprende l’unicità del padre e tuttavia resta esterno al padre: il figlio è figlio unico. Non secondo il numero. Ogni figlio del padre è figlio unico, figlio eletto. L’amore del padre per il figlio attua la sola relazione possibile con l’unicità stessa di un altro e, in questo senso, ogni amore deve avvicinarsi all’amore paterno.
Lévinas E.Totalité et infini, 1971(trad. it. Dell’Asta A., Totalità e infinito, Milano, Jaca Book, 1990, p.288)

Maturità dell’uomo significa avere ritrovato la serietà che si metteva nel gioco da bambini.
Nietzsche F. Jenseits von Gut und Böse, 1886 (trad. it. Quattrocchi G., Al di là del bene e del male, Firenze, Giunti Demetra, 2010, p.103)

La differenza tra un pazzo e un saggio sta nel fatto che il primo obbedisce alle passioni, il secondo alla ragione.
da Rotterdam E. Εγκωμιον Μωριας seu Laus Stultitiae, 1509 (trad. it. Corbella Ortalli A., Elogio della Follia, Firenze, Giunti Demetra, 2010, p.53)

Dall’intra-esse all’inter-esse: dall’essere nelle cose all’essere tra le cose v’è tutta la carica trasformazionale che spinge all’incessante mutevolezza del vivere e conduce ad un eterno differirsi dell’identico, di ciò che è cosi statico e strutturato da costituirsi come una costrizione.
Pastore C. La dieta delle idee, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2001, p.30

L’essere si mostra come tramandamento che svela. L’ente in quanto tale appare nella modalità dell’avvento che si cela-salva nella svelatezza.
Heidegger M. Identität und Differenz, 1957 (trad. it. Gurisatti G., Identità e Differenza, Milano, Adelphi Edizioni S.p.A., 2009, p.84)

… l’amore è un’impresa, cioè un insieme organico di progetti verso le mie possibilità.
Sartre J.-P. L’être et la néant, 1943 (trad. it. Del Bo G., L’essere e il nulla, Milano, il Saggiatore,2009, p.426)

Nessun gabbiano, mai, si leva a protestare contro le delibere del Consiglio, ma la voce di Jonathan si levò. «Incoscienza? Condotta irresponsabile? Fratelli miei!» gridò. «Ma chi ha più coscienza d’un gabbiano che cerca di dare un significato, uno scopo più alto all’esistenza? Per mill’anni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e sardella, ma ora abbiamo una ragione di vita… imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi solo il tempo di spiegarvi quello che oggi ho scoperto…».
Bach R. Jonathan Livingston Seabull, 1970 (trad. it. Paolini P.F., Il Gabbiano Jonathan Livingston, Milano, BUR Rizzoli,2009, p.35)

Il cieco di nascita non può farsi la benché minima rappresentazione del buio, poiché non ne ha alcuna della luce; il selvaggio non può farsela della povertà, poichè non conosce il benessere. L’ignorante non ha alcun concetto della propria ignoranza, poichè non ne ha alcuno della scienza, eccetera.
Kant I. Kritik der reinen Vernunft, 1787 (trad. it. Chiodi P., Critica della Ragione Pura – Volume Secondo, a cura di Marinetti A.M., Milano, BUR Rizzoli,2010, p.605)

L’individualità del se-stesso non è l’attributo di uno stato ma la proprietà del divenire stesso. È questo destino del sé di non poter essere che individuale che apre per l’essere umano l’ambito dell’avvenire e ce lo fa vivere.
Kimura B.Ecrits de Psychopathologie phénoménologique, 1992 (trad. it. Ballerini A., Scritti di psicopatologia fenomenologica, Roma, Giovanni Fioriti Editori, 2005, p.24) 

Il folle, nella sua innocente grullaggine, possiede questo sapere così inacessibile e così temibile. Mentre l’uomo di ragione e di saggezza non ne percepisce che degli aspetti frammentari, e perciò tanto più inquietanti, il folle lo porta tutto intero in una sfera intatta: questa palla di cristallo, che per tutti è vuota, è piena ai suoi occhi di un sapere invisibile.
Foucault M.Histoire de la folie à l’age classique suivi de Mon coprs, ce papier, ce feu et La folie, l’absence d’oeuvre, 1972 (trad. it. Ferrucci F., Storia della follia nell’età classica, Milano, BUR, 2004, p.27)

Il mondo non è un Libro, ma una rete a maglie strettissime di libri, fogli e fascicoli che a volte si saldano, a volte si scalzano a vicenda, come in un infinito palinsesto, o in una stratificazione di manifesti attaccati l’uno sull’altro, pronti ad avvolgere direttamente i lettori, nelle più variegate e diverse comunità virtuali. Se vi è estetizzazione di massa è perchè la stampa del XIX secolo produce “vestiti”: si legge per “leggersi” nel mondo.
Frasca G.La lettera che muore, Roma, Meltemi, 2005, p.163

L’ignoranza non ha mai salvato nessuno e l’ignoranza dei giovani a proposito della droga è pari alla sua diffusione. Una cultura della droga toglierebbe la droga dal segreto e la priverebbe di quel fascino iniziatico che, tra i molti, è forse l’aspetto più attraente e più invitante.
Galimberti U., L’ospite inquietante – il nichilismo e i giovani, Millano, Feltrinelli, 2007, p.93

Il déjà vu sorge quando si scambia la forma-passato, applicata al presente, per un contenuto-passato, che il presente ripeterebbe con ossessiva fedeltà. Ovvero: quando si scambia il presente-possibile per un passato-reale.
Virno P.Il ricordo del presente – Saggio sul tempo storico, Torino, Bollati Boringhieri, 1999, p.21

Il fenomeno straordinario dell’emozione assoluta, la fenomenalità stessa, il principio della vita come vita vissuta, immanente dunque in ogni ordinario fenomeno, è quel che ormai si chiama il “patico”, finalmente in un’accezione forte.
Solamente nel patico si e-siste.
Masullo A.Paticità e indifferenza, Genova, Il melangolo, 2003, p.130

Anche se ci limitiamo a guardare gli altri mentre «fanno niente», essi non ci appaiono mai come cose umane semplicemente-presenti, perchè il «far niente» è un modo di essere esistenziale, consistente nel soffermarsi presso tutto e presso nulla, senza prenderne cura e senza previsione ambientale. L’altro si incontra nel suo con-Esserci nel mondo.
Heidegger M. Sein und Zeind, 1927 (trad. it. Chiodi P., Essere e Tempo, a cura di F. Volpi, Milano, Longanesi & C., 2005, p.151)

… il meglio che potete fare affinchè il vostro bambino acquisisca il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato consiste nella vostra capacità di mantenervi affidabili…
Winnicott D.W. (1962), Talking to Parents, 1993 (trad. it. Taidelli G., Colloqui con i genitori, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2004, p.101)

L’attesa in quanto atteggiamento vitale è molto più elementare, […]. Essa ingloba tutto l’essere vivente, sospende la sua attività e lo immobilizza, angosciato, nell’attesa. L’attesa contiene in sé un fattore di arresto brutale che toglie il respiro.
Minkowski E. Le temps vécu. Études phénoménologiques et psycopathologiques, 1968 (trad. it. Terzian G. Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia, Torino, Biblioteca Einaudi, 2004, p. 83)

Ascoltare significa entrare in quella spazialità dalla quale, nello stesso tempo, sono penetrato: perchè essa si apre in me tanto quanto attorno a me, e a partire da me tanto quanto verso di me: si apre in me così come fuori di me.
Nancy J.-L. À l’écoute, 2002 (trad. it. Lisciani Petrini L., All’ascolto, Milano, Raffaello Cortina, 2004, p.23)

Un agorafobico, se lo si abbandona a se stesso per la strada dopo avercelo accompagnato, ha un attacco d’angoscia; un nevrotico ossessivo se gli si impedisce di lavarsi le mani dopo aver toccato qualcosa, cade in preda a un’angoscia quasi insopportabile. È dunque chiaro che la circostanza dell’essere acconpagnato e l’azione coatta del lavarsi avevano lo scopo, e ottenevano altresì il risultato, di prevenire tali accessi d’angoscia.
Freud S. Hemmung, Sympton und Angst, 1925 (trad.it. Rossi M., Inibizione, sintomo e angoscia in Sigmund Freud Opere 10 – Inibizione, sintomo e angoscia e altri scritti 1924-1929, Torino, Bollati Boringhieri, 2003, p.291)

Il fenomeno che oggi viene acclamato come «globalizzazione» è volto a soddisfare i sogni e i desideri del turista. Ma suo secondo effetto – un effetto collaterale, eppure inevitabile – è di trasformare molti altri in vagabondi. Questi sono viaggiatori cui si nega il diritto di diventare turisti. Non possono stare in pace – non ci sono luoghi che garantiscono loro la permanenza, la fine di una mobilità non voluta – né andare a stare in un posto migliore.
Bauman Z. Globalization. The Human Consequences, 1998, (trad. it. Pesce O. Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007, pp. 103-104)

Sia essa organica o vesanica, la malattia è per l’uomo anzitutto una prova umana; e non è possibile comprendere tale prova se non si sa, anzitutto, che cosa significhi “essere un uomo”.
Maldiney H. De la transpassibilité in Pensar l’homme et la folie, 1991 (trad it. a cura di Leoni F., Della transpassibilità, Milano, Associazione Culturale Mimesis, 2004, p.41)

Ciò che l’uomo introduce nel mondo, il suo “proprio”, non sono semplicemente la luce e l’apertura della conoscenza, ma, innanzitutto e per la prima volta, l’apertura a una chiusura a un’opacità. L’alētheia, la verità, è la custodia della lēthē, della non-verità; la memoria, la custodia dell’oblio, la luce, la salvaguardia del buio. Soltanto nell’insistenza di questo abbandono, in questa salvaguardia dimentica di tutto, qulcosa come la conoscenza diventa eventualmente possibile.
Agamben G. La potenza del pensiero – Saggi e conferenze, (2005), Vicenza, Neri Pozza Editore, 2010, p.323

Senza la fenomenologia che anima l’ambito clinico, la clinica non riuscirebbe a rendere nulla del mondo intero umano.
La fenomenologia ha costruito, in questo modo, non solo le parole per dire le cose stesse, nella loro carne ed ossa, ma ha fornito gli occhi per vederle ed ha trovato le categorie per costituirle. L’occhio fenomenologico, lo sguardo, la visione essenziale, sono quegli stessi strumenti percettivi che si mettono a fuoco quando ci si accosta ad un’opera d’arte. La fenomenologia è forma, la vita va percepita nel suo gioco di forme, anche il colore è forma e la forma è idea, dove l’idea è, a sua volta, essenza.
Di Petta G. Il mondo vissuto (Clinica dell’esistenza – Fenomenologia della cura), Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2003, pp. 194-195

Quali che siano il modo e i mezzi con cui una conoscena possa riferirsi a oggetti, tuttavia l’intuizione è quella con cui essa si riferisce immediatamente a tali oggetti, e a cui ogni Pensare mira come a mezzo.
Kant I. Kritik der reinen Vernunft, 1787 (trad. it. Chiodi P., Critica della Ragione Pura – Volume Primo, a cura di Marinetti A.M., Milano, BUR Rizzoli,2010, p.159)

La psicologia, che è la scienza universale delle pure anime in generale – e in ciò consiste la sua astrazione – richiede l’epoché; essa deve preliminarmente ridurre la coscienza del mondo proprio di tutte le anime, in tutte le sue forme, in tutte le sue componenti e modalità. L’epoché deve dunque investire tutte le auto-appercezioni, che abbiano un senso di validità, le abitualità, gli interessi, gli intendimenti (Gesinmungen), ecc., che chiunque, volta per volta, attribuisce a se stesso, le esperienze, i giudizi, ecc., che egli volta per volta compie, ciascuno in un certo modo di apparire a se stesso, di essere supposto, e insieme di essere supposto essente nel mondo; tutto ciò dev’essere ridotto.
Husserl E.Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie, 1959 (Trad. it. Filippini E., La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Milano, il Saggiatore S.P.A., 2008, p. 272)

Il mondo e l’uomo sono in un movimento reciproco; il mondo ingloba l’uomo in modo tale che l’uomo, insieme agli altri, può in esso eseguire il movimento del radicamento, quello del prolungamento di sé attraverso la destituzione di sé e quello del ritrovamento di sé attraverso la rinuncia a sé.
Patočka J. Přirozeny svĕt a fenomenologie in Ezistencializmus a fenomenológia, 1967, pp 27-71 (trad. it. Pacini G., Il mondo naturale e la fenomenologia, a cura di Pantano A., Milano, Mimesis, 2003, p.121)

Ogni destino umano, anche quello psicotico, è un destino personale; e ogni colloquio non può non essere una sfida ad ogni generalizzazione e ad ogni astrazione conoscitive.
Borgna E. Malinconia, (1992), Milano, Feltrinelli, 2008, p.168

… il mio corpo non è solo un oggetto fra tutti gli altri oggetti, un complesso di qualità sensibile fra altre, ma un oggetto sensibile a tutti gli altri, che risuona per tutti i suoni, vibra per tutti i colori, e che fornisce alle parole il loro significato primordiale in virtù del modo in cui le accoglie.
Merleau-Ponty M. Phénoménologie de la perception, 1945 (Trad. it. Bonomi A.,Fenomenologia della percezione, Milano, Studi Bompiani, 2005, p.315)

L’incontro, comunque, per essere tale deve svolgersi fra esseri liberi, cioè senza coercizioni né riserve.
È proprio questo consenso verso l’altro, questa assenza radicale di coercizione che ci permette anche un altro tipo di incontro, altrimenti impossibile: il silenzio.
Callieri B. Quando vince l’ombra – problemi di psicopatologia clinica, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2001, p.205

…l’amicizia è il sentimento in cui meglio si sublimano gli aspetti evolutivi del complesso fraterno. L’amicizia ha una funzione essenziale in ogni fase della vita, ma in particolare durante l’adolescenza e la vecchiaia, in quanto in essa si attenua l’abuso del potere verticale dei genitori sui figli.
Kancyper LEl complejo fraterno. Estudio psicoanalitico, 2004 (trad. it. Gonzàlez Luna C. A.M., Il complesso fraterno, Roma, Borla, 2008, p.99)

L’arte del curare è vivere nell’aver cura dell’arte e l’effetto dell’opera d’arte è proprio quello di risvegliare, in colui che ne fruisce, lo stato di colui che crea.
Pastore C. La dieta delle idee, Napoli, Alfredo Guida Editore, 2001, p.102

Tutti sono d’accordo sul fatto che un malato non può essere restituito alla sua presenza al mondo se non viene ristabilito nella sua comprensione di se stesso. Sulla scena dl suo «teatro privato», come dice una paziente di Binswanger, egli non è davvero nel mondo e il senso stesso della propria persona gli è sottratto.
Maldiney H. Penser l’homme et la folie, 1991 (trad. it., Pensare l’uomo e la follie, a cura di: F. Leoni, Torino, Biblioteca Einaudi, 2007, p.139)

Nell’amore il “noi” precede, e anticipa, l'”io” e il “tu”; e, del resto, noi esistiamo solo nella misura in cui si realizzi un incontro autentico: che è tale solo quado ci porta al di fuori del nostro “io”.
Borgna E. Le intermittenze del cuore, (2003), Milano, Saggi Universale Economica Feltrinelli, 2008, p.183

…il fatto stesso di accostarci al malato come ad un individuo che può guarire influisce, anche senza che ce ne rendiamo sempre chiaramente conto, su tutto il nostro atteggiamento nei sui confronti, influisce sul personale, sulla famiglia, su tutto l’entourage, e tende così a diminuire questa forza ostile che è per il malato la realtà, dalla quale sempre più si discosta.
Minkowski ELa schizophrenie, 1927 (trad. it., La schizofrenia, a cura di G. Ferri Terzian, Torino, Einaudi, 1998, p.158)

Solo scegliendo di abitare il tempo, l’uomo si trova finalmente presso di sé, restituito interamente al suo non occasionale soffrire discontinuità e repentino,al suo originario «patire», alla sempre nascente coscienza del cangiante universo, di cui egli è l’unico portatore e «responsabile».
Masullo A. Il tempo e la grazia, Roma, Donzelli editore, 1995, p. 125

Il termine «fenomenologia» esprime una massima che può essere formulata così: «Alle cose stesse!» e ciò in contrapposto alle costruzioni slegate, ai trovamenti casuali, all’assunzione di concetti giustificati solo apparentemente, agli pseudoproblemi che sovente si trasmettono da una generazione all’altra come «problemi».
Heidegger M. Sein und Zeind, 1927 (trad. it. Chiodi P., Essere e Tempo, a cura di F. Volpi, Milano, Longanesi & C., 2005, p.42).

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