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Naufragio in psicopatologia
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Filosofia e Psicoterapia.


La filosofia è amore per la conoscenza attraverso l’esperienza.
Il pensiero filosofico nasce in Grecia intorno al VII secolo a.C.  Prima di tale periodo storico le persone, per dare una spiegazione a ciò che accadeva e ai fenomeni fisici, immaginavano fantastiche storie. Con Talete, invece, si inizia a non fare più ricorso al mito per compredere i fenomeni, ma alla ragione. Quindi, filosofia come amore per la conoscenza, per la verità attraverso la ragione. I primi filosofi (da Talete a Democrito) rientrano in quella fase della storia della filosofia definita “naturalistica”. La spiegazione sta nel fatto che in quel particolare periodo gli studiosi si occupavano principalmente della “natura” in quanto origine di tutte le cose. Questa prima fase è fondamentale perché mette in evidenza quello che è il principio cardine, l’essenza della filosofia: essa non è lontana dalla realtà, anzi, scruta, conosce, ricerca quelli che sono i problemi concreti della vita quotidiana. Manca ancora l’analisi dell’introspezione umana e la ricerca per le grandi risposte, ma questi primi filosofi hanno avuto il merito di gettare le basi per un’indagine filosofica ulteriore. Inoltre, l'apparire e l'evolversi della filosofia in Grecia furono, come ogni processo storico, un processo estremamente articolato e complesso, nel quale le idee originali, le situazioni politiche, le preoccupazioni sociali, le idee religiose, i racconti del mito, ebbero tutti una loro funzione e giocarono tutti un proprio ruolo.
Che connesione c’è, allora, tra la filosofia e la psicoterapia? A mio parere c’è una aspetto fondamentale che le accomuna, o meglio, qualcosa che la psicoterapia prende in prestito dalla filosofia: l’amore per la conoscenza e per la ricerca continua della verità, la verità del paziente, la sua essenza originaria. Quindi, lavoro terapeutico come impegno condiviso e portato avanti da terapeuta e paziente, proprio per andare alla ricerca della realtà interiore di quest’ultimo. Probabilmente, però, non si tratta di una ricerca esasperata di senso ma dell’importanza del riconoscimento di quello che ciascuno di noi è, della propria virtù, della propria capacità, che quando trova la sua realizzazione può portare alla felicità. Questo diverso modo di vedere il mondo, le cose, se stessi puo’ indurre alla curiosità di scoprirsi e di trovare senso in questa scoperta, che se adeguatamente sostenuta e coltivata può portare ad una nuova visione della propria vita, della propria esistenza e anche della propria sofferenza. Ovviamente questa nuova visione non entra in punta di piedi, indisturbata, anzi, ogni cambiamento necessita di un passaggio ulteriore attraverso la sofferenza, la crisi.
Nel fare queste riflessioni e connessioni tra filosofia e psi, desidero anche descrivere un’esperienza interessante e importante vissuta proprio pochi giorni fa. Si tratta di un lavoro, al quale ho preso parte, con un gruppo di persone, principalmente donne, dei Quartieri Spagnoli che lavora da anni al progetto “Nidi di mamme”. L’incontro, unitamente ad altri successivi, ha principalmente un obiettivo formativo. In particolare, il primo incontro è stato aperto con la lettura del mito di “Amore e Psiche” da parte di una giovane consulente filosofica.  Perché la lettura di un mito? Perché il mito (dalla parola greca mythos = racconto) è una particolare forma di racconto che ad un certo punto è divenuta tradizionale in quanto possedeva delle notevoli doti narrative, e in quanto portatrice di un messaggio importante per la vita. La sua caratteristica principale consiste nell’essere quasi un commento ad ogni aspetto importante della vita: un commento nel quale di volta in volta (e persino nello svolgersi e modificarsi di uno stesso mito) si inseriscono i riflessi di preoccupazioni e di interessi che cambiano. Quindi, partire da un mito per far emergere uno o più messaggi importanti per la vita. Infatti, lo scopo secondario di quest’incontro, ma formativo al tempo stesso, consisteva nel fare in modo che queste persone potessero avere uno spazio e un tempo per riflettere, ragionare, conoscere e ricercare qualcosa. Un qualcosa scaturito probabilmente nel leggere e nell’ascoltare la storia di questi due giovani, Amore e Psiche. Molte donne sono entrate nel vivo delle proprie esperienze, sensazioni e sentimenti, anche se spesso non vissuti come tali ma come un qualcosa che accade a prescindere dalla propria volontà. Così, proprio attraverso la discussione, la riflessione e la ricerca di una propria verità, si approda all’idea che bisogna allenarsi a pensare e che la vita è una ricerca continua.  Forse è più giusto dire che più che approdare, ci si mette sulla buona strada per andare alla ricerca di se stessi, di ciò che si è e di ciò che veramente si vuole. In definitiva, l’utilizzo del mito è risultato un ottimo canale di comunicazione, tanto che non è corretto affermare una netta separazione tra miti e ragione. Anzi, nella forma stessa in cui i miti sono pervenuti, essi sono il risultato di un lungo processo di organizzazione e di sistemazione durato secoli; e, specialmente in società che non conoscono la scrittura, i miti rappresentano un mezzo importante di discussione, di persuasione e di comunicazione, rappresentando cioè proprio un sistema organizzato di conoscenza e di risposte, piú o meno coerenti, ma comunque funzionali alla soluzione di problemi pratici.  Inoltre, non è esatto affermare che la filosofia alle sue origini non fu altro che una "razionalizzazione" dei miti, perché la filosofia e le scienze greche furono molto di piú che la semplice eliminazione degli elementi soprannaturali dei miti o una loro spersonalizzazione.
Giunta alla momentanea conclusione di tali ragionamenti, sono arrivata a pensare che la filosofia, nell’epoca in cui viviamo, un’era frenetica, in una società che ci impone di correre e fruttare al massimo delle energie il tempo a nostra disposizione, possa insegnarci molto: a ri-trovare noi stessi e la nostra verità,  a ri-scoprire il tempo della riflessione, del pensiero critico e della ricerca. Probabilmente, come sosteneva Eraclito, dobbiamo svegliarci alla verità, dobbiamo cogliere la contrarietà profonda anche di ciò che appare semplice e lineare.
Dovremmo imparare l’arte del vivere che, come dicevano i greci, consiste nel riconoscere le proprie capacità e nell’esplicitarle e farle fiorire secondo misura (U. Galimberti).

dott.ssa Giorgia Tisci (17 dic. 2007)

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