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Naufragio in psicopatologia
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Il mondo magico.

Ho avuto modo di conoscere Ernesto De Martino leggendo Sud e Magia, e l’opportunità datami da questo evento mi sembrava un’occasione da non perdere per comprendere il pensiero di questo studioso. Il mondo magico è un’opera che lascia cogliere innumerevoli aspetti dei vari ambienti disciplinari che in qualche modo si interessano all’uomo. Nel mondo magico si assiste ad una sorta di rappresentazione documentata dei poteri magici in quelle realtà primitive extra occidentali, si parla di sciamani guidati da spiriti auditori, di fenomeni quali la telepatia, di camminate sulle rocce ardenti, ma ancor di più della validità degli stessi poteri magici, ed è a questo punto che riusciamo a ravvisare, come suggerisce lo stesso autore, di non poter comprendere tali fenomeni se li compariamo alla nostra realtà - realtà che ci permettiamo di dire istallata nel registro della datità, in cui la presenza è già data, in cui l’esserci nel mondo e un dato di fatto - rivolgendo le nostre categorie a quel mondo nel quale la presenza non si è ancora data; inoltre è interessante evidenziare come l’autore cerchi di far emergere l’importanza di questo passaggio storico, del mondo magico appunto, come precursore di quel mondo che attualmente ci appartiene, magia come metodo che permette alla presenza nel momento in cui sperimenta la perdita di riscattarsi e di darsi, quindi lo sciamano che riesce con la propria rivincita a garantirsi la presenza diventa punto di riferimento per l’intero gruppo sociale e con esso si riscatta, quindi la magia nel contesto storico a cui appartiene assume una forma culturale restituendogli un giudizio positivo. Ne Il mondo magico l’autore lega vistosamente i problemi d'interpretazione dei mondi culturali primitivi di livello etnologico, con i problemi d'interpretazione riguardanti la realtà dei poteri magici in generale, si pone contro chi ignora o mette in parentesi i mondi culturali delle società primitive extra occidentali, egli rivaluta il mondo culturale di magismo delle società tradizionali, che fa oggetto di una autonoma problematica storiografica. Il mondo della magia, di cui le società primitive offrono imponenti manifestazioni ch'egli assume a documento, ha per lui una sua realtà precategoriale ed è visto come una primordiale rappresentazione del mondo, funzionale al bisogno - per usare i termini da lui adottati - di garantire la presenza. Gli va dato atto di aver introdotto nel campo dell'antropologia religiosa nozioni quali quella di crisi della presenza e quella di riscatto dalla crisi: un riscatto attuato, secondo il de Martino, per il tramite del rituale magico, inteso come tecnica di superamento della crisi e della angoscia della storia. Con questo libro de Martino intende dare una ricostruzione dell'età magica come momento di sviluppo della storia dello spirito. In un'epoca in cui i confini tra uomo e natura, sono ancora incerti. Ma anziché risolversi in una partecipazione mistica, come riteneva l'etnologia di ispirazione irrazionalistica, questa incertezza crea un dramma: quello della crisi della presenza, del rischio per l'uomo di essere annullato da forze naturali incommensurabili e incontrollabili. La magia appare così come un insieme di tecniche per riscattarlo da questa crisi e rassicurarlo del proprio esserci. Attraverso un'accurata scelta di reperti etnografici, de Martino rievoca tale dramma. Se l'irrazionalismo ignora il carattere storico di esso, trasformandolo in esperienza metafisica, d'altra parte il razionalismo lo espunge dalla storia, che ritiene caratterizzata dalla presenza di un soggetto compatto e unitario, contrapposto a una natura obiettivamente data. De Martino mostra invece come questo soggetto sia in realtà esso stesso un prodotto storico la cui genesi si situa appunto nell'età magica. Forse è opportuno, arrivato a questo punto, esprimere un’ulteriore considerazione sul testo; leggendolo ho avuto la sensazione che fra i tanti contenuti tra le righe si saggiasse un qualche suggerimento, credo che l’autore abbia voluto inviarci un messaggio, sembra che ci abbia suggerito un metodo di studio dei mondi altri, un metodo per analizzare questi fenomeni, utilissimo a mio avviso nel campo in cui intendiamo cimentarci, quello della cura psi; noi dobbiamo confrontarci con realtà altre come quelle delle psicosi, e credo che l’immergersi nel mondo della persona bisognosa di cura psi, cercando di tenere in stand-by quelli che sono pregiudizi e categorie preconcette, ci dia l’opportunità di fare un’esperienza traendone un vissuto che ci permetta, ascoltando le sensazioni, di individuare insieme all’altro, calati nel proprio mondo, una via d’uscita, che garantisca la possibilità di esserci in questo mondo istallato nella datità. Credo nell’applicabilità di un tale metodo soprattutto nel campo della ricerca applicata delle scienze umane. Ulteriore osservazione che mi preme proporre è quella relativa alla collocazione temporale di questa opera, preparata appunto nel ’41, scritta tra il ’44 e il ’45 e pubblicata nel ’48, periodo in cui l’occidente si trovava a rinascere dalle rovine della guerra, in cui l’uomo aveva sperimentato la possibilità di non esserci quindi doveva ritrovare nuova linfa per ricostruire, De Martino ha voluto con il mondo magico dare un immenso contributo e non riuscendo con mie parole a far trasparire l’intensità di tale tributo che gli consente di essere tuttora attuale preferisco in conclusione a questa presentazione citare le ultime righe di questo testo: la lotta moderna contro ogni forma di alienazione dei prodotti del lavoro umano presuppone come condizione storica l’umana fatica per salvare la base elementare di questa lotta: la presenza che sta garantita nel mondo.

dott Giuseppe Ceparano (24 giu. 2005)

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