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Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica  Rivista Comprendre  Scuola di Psicoterapia e Fenomenologia Clinica
 



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- INTRODUZIONE ALLE TECNICHE NELLA -PSICOTERAPIA FOCALIZZATA SUL TRANSFERT-

- La Ricerca come possibilità della Cura

- Il mondo magico

- Esercizi di fenomenologia

Fenomenologia dell’essere madre
Femmina che ha partorito, genitrice: ciò da cui una cosa procede. Ciò che produce, che contiene, e quindi in generale origine, sorgente, causa, fondamento di una cosa, ed anche strumento in cui si formi chicchessia. Pensando alla madre solleva in me il rappresentarmela tenendo presente quello che è il mio vissuto, essendo figlio ho una madre che mi ha tenuto presso di sé nel periodo pre-natale, nel suo corpo, era il guscio in cui il mio corpo ha preso forma, è cresciuto ha vissuto con ella in simbiosi per nove mesi. Penso anche alla madre che si è saputa prendere cura di me nei primi tempi del mio vivere, la mia nutrice e filtro con il mondo circostante. Quella madre che nel mio crescere ho riconosciuto come donna, che è riuscita anche ad aver cura di me. Madre che ancora oggi, nei momenti spesso più terrificanti, ri-chiamo nella mia mente, mi sembra sempre rassicurante. Nel mio vivere quotidiano ho visto tante madri, anche mia sorella è diventata madre, nel momento in cui ha avuto dei figli, anche se già da prima gli riconoscevo la possibilità di esserlo in quanto donna; sicuramente la femminilità è la base in cui si radica la possibilità di esserlo.
Esistono madri che non procreano, ma sono divenute madri grazie all’istituto delle adozioni, quindi anche non generando sono ugualmente madri. Spesso si assiste ad episodi in cui la madre abbandona il figlio, anche se in questa accezione, nell’atto di rifiutare il figlio finiscono per non essere madri, lo sono state fino a quando hanno tenuto presso di sé il figlio. Si dice dura madre e pia madre di quelle strutture anatomiche, membrane, che avvolgono l’encefalo; si parla di madre del vino, che spesso troviamo nel fondo delle bottiglie di vino, soprattutto quello vinificato artigianalmente;  si dice madrelingua la lingua che si parla nella famiglia di origine. Ma cosa sembra essere essenzialmente la madre, cos’è che mi rimanda nell’attimo in cui sospendo il mio giudizio e che mi appare appartenere alla cosa, sento che mi rimanda il suo essere attraverso il tenere presso di sé affettivo (nel senso di: a fare, ad agire,  a produrre) quindi mi si dà nell’accogliere .

Fenomenologia dell’essere padre
L’uomo che ha generato dei figli, il genitore, il capo famiglia, colui che permette e proibisce, il portatore del seme della vita. Mio padre uomo buono e attento alle esigenze dei figli che mi ha trasmesso tanti valori in cui lui credeva, che mi ha cresciuto con il suo fare disinteressato. Siamo soliti definire Dio, padreterno in quanto gli si attribuisce il merito di aver creato il mondo. Il padre è colui che contribuisce, nelle fasi successive alla nascita a prendersi cura e aver cura del figlio. Accade talvolta che un figlio nasce senza padre, o meglio non si sa chi è il padre, in quanto ci sono stati vari che hanno seminato ma solo uno a trovato il terreno fertile che ha permesso al seme di crescere, questo figlio è venuto al mondo; mi appare quasi quella del padre come una figura adombrata da quello che l’altro vuole far vedere, come un colui che c’è ma che deve essere padre, quindi nel tentativo di tenere in sospensione il giudizio, per poter lasciarmi colpire dall’essenzialità del padre, mi rimanda il suo essere attraverso il darsi per essere colto, quindi mi si dà nella sua ricoglibilità.

Fenomenologia dell’essere figlio
Il generato rispetto ai genitori; figli si è da sempre e per sempre, anche quando non si conoscono i genitori, il figlio è l’essere gettato nel mondo tra gli utilizzabili di cui ci si prende cura e che a sua volta può prendersi cura; di cui si ha cura e che a sua volta può aver cura. L’essere figlio rimanda alla possibilità di poter essere stato accolto e riconoscere l’altro che lo ha generato. Si dice siamo tutti figli di Dio, forse meglio lascia comprendere che in quanto figli siamo esseri. Nel tentativo di volere sospendere il giudizio per lasciarmi colpire dall’essenzialità dell’essere figlio, con la difficoltà dell’essere io stesso figlio, mi si dà nella sua coglibilità.

Fenomenologia dell’invidia
Sentimento di astio per qualità o fortune altrui; tipico dei soggetti sub proletari, almeno per la cultura occidentale, come elemento cardine di condotta verso quanti sembrerebbero appartenere ad un ceto sociale superiore. Si può provare invidia nel senso emozionale, come attimo in cui si soffre per un qualcosa di positivo che capita a chicchessia; si può provarlo come sentimento, come quello sopra enunciato attribuibile spesso ad una collocazione di socio-appartenenza. Sembrerebbe che l’invidia in qualche modo sia da attribuire alla percezione di una visione, nel momento in cui si è nel presso di quella determinata cosa. Pertanto è afferrare una visione che per il suo essere pregiudizialmente produttrice di sofferenza, si prova astio, quindi è una visione in presenza di che procura dolore. Quale potrebbe essere l’eidos dell’esistenzialità dell’invidia

dott Giuseppe Ceparano (18 giu. 2007)

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52