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Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica  Rivista Comprendre  Scuola di Psicoterapia e Fenomenologia Clinica
 



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- DAL ROMANZO “IL GIOVANE TORLESS” DI MUSIL

- DISTURBI DI PERSONALITA’ SECONDO IL MODELLO COGNITIVO ITALIANO

La logica utilizzata nel modello cognitivo è quella di considerare i disturbi di personalità come un’entità scomponibile individuando gli elementi patologici di base.  Questi elementi sono:

  • STATI MENTALI.  Ogni disturbo di personalità è rappresentato da una serie di stati mentali tipici e rigidi al variare delle circostanze. Il paziente con disturbo di personalità va aiutato ad identificare  e riconoscere questi stati e a capire quando e come entra o esce da uno stato.
  • ALTERAZIONI DELLA STRUTTURA  DELLE NARRAZIONI. Sono 2 le possibili alterazioni della struttura del discorso che influenzano la capacità  di comunicare di queste persone: la povertà narrativa e la disorganizzazione narrativa.
    • Povertà narrativa. In questo caso il soggetto è incapace di raccontare storie o focalizza queste ultime solo su pochi, pochissimi temi e questo viene a coincidere con la sua visione del mondo. Questi soggetti hanno, quindi, poche informazioni su come muoversi nel mondo, quali scelte intraprendere in base a nuovi contesti spesso imprevedibili e complessi e che variano con il passare degli anni.
    • Disorganizzazione narrativa. Qui il discorso è confuso, sconnesso; il soggetto salta da un argomento all’altro e spesso esprime emozioni incongruenti con i temi trattati.
  • DISFUNZIONI METARAPPRESENTATIVE. I soggetti con disturbo di personalità hanno difficoltà in alcune capacità di ragionamento, in special modo quelle che consentono loro di attribuire a se stessi e agli altri intenzioni, desideri, stati mentali, opinioni. Alcuni esempi di disfunzioni di questo genere sono il deficit di decentramento (in questo caso la persona è incapace ad assumere il punto di vista di un’altro, si sottrae alla vita di relazione, se percepisce un clima di giudizio attribuisce la critica a tutto il mondo e vive in continui stati di minaccia) e il deficit di accesso agli stati interni (qui, il soggetto ha problemi nell’accedere agli stati interni cioè a riconoscere emozioni e desideri che contraddistinguono le sue vere intenzioni). In entrambi i casi, il soggetto non riesce ad integrare i vari stati, vive un mondo confuso e frammentato ed evoca negli altri risposte intense, imprevedibili e contraddittorie.
  • CICLI INTERPERSONALI DISFUNZIONALI. Tutti i soggetti, nel corso dello sviluppo, costruiscono schemi interpersonali sulla base di disposizioni innate e di interazioni continue con le figure di riferimento. Queste interazioni tracciano l’immagine di sé, dell’altro e la rappresentazione della relazione che li lega. Le persone sono portate ad avere interazioni tipiche guidate dai propri desideri, aspettative, comportamenti dei quali i soggetti non sono consapevoli e che spingono gli altri a dare risposte prevedibili. I cicli disfunzionali possono ripetersi nel tempo in vari modi:
      • Il  soggetto può trovare coloro che giocano ruoli complementari a quelli assunti dal sé (es. sé che presta cure – altri bisognosi di cure);
      • Il soggetto anticipa le reazioni degli altri, ed in base alle sue previsioni risponde inducendo proprio le reazioni previste;
      • Il soggetto dissocia alcuni aspetti di sé che però riemergono nel comportamento non verbale e provocano nell’altro delle reazioni (es. dissocia la rabbia che riemerge nei comportamenti e nelle espressioni e che porta gli altri ad una imprevedibile rabbia che, di conseguenza, rinforza la credenza di essere vittima);
      • Il soggetto, di fronte all’attesa di eventi temuti, attiva delle difese che spesso portano l’altro proprio alle reazioni temute (es. congelamento emotivo che spinge l’altro alla risposta temuta di distanza dal soggetto freddo e inespressivo).

Spesso queste forme di comportamento e di relazione vengono memorizzate e spingono il soggetto ad avere reazioni automatiche che inducono negli altri risposte altrettanto involontarie e potenti.

  • DISFUNZIONI NEI PROCESSI DI SCELTA E VALUTAZIONE. Sono 4 le possibili cause di errori di ragionamento:
        •   La persona esamina i fatti in modo limitato;
        • Tiene conto solo dell’ipotesi fondamentale;
        • Ha un’eccessiva fiducia nel ritenere le proprie conclusioni vere;
        • Pensa troppo e perde tempo nel formulare infinite ipotesi o nel cercare prove a conferma o a disconferma delle stesse.

 

LENTE D’INGRANDIMENTO SUL DISTURBO DIPENDENTE DI PERSONALITA’

L’interesse per tale disturbo nasce in primo luogo per un interesse ed una motivazione strettamente personale ed in secondo luogo dalla consapevolezza che la “dipendenza” (intesa come dipendenza problematica legata alla stabilità di relazioni interpersonali disadattive) costituisce un fenomeno psicologico ubiquitario.
Senza menzionare nello specifico i criteri individuati nel DSM-IV in riferimento al disturbo dipendente di personalità, si possono evidenziare le caratteristiche principali dei soggetti affetti da tale disturbo:

  • Necessità vitale di instaurare relazioni interpersonali accudenti;
  • Timore della solitudine e dell’abbandono;
  • Scarsa motivazione individuale.

Nello specifico adesso vengono affrontati gli elementi patologici di base riscontrabili nel DDP:

    • SCHEMI DEL SE’ E STATI MENTALI: gli stati mentali oscillano tra stati di autoefficacia (sé competente) in cui il soggetto ha di sé un’immagine positiva, forte e adeguata, e stati di vuoto terrifico disorganizzato (sé inadeguato e fragile).  Poi vi sono altri stati legati soprattutto all’andamento delle relazioni interpersonali (stato di overwhelming -sovraccarico-  e stato di coercizione).
  • Sé inadeguato e sé fragile. Il soggetto ha continuamente la sensazione di non essere capace da solo ad affrontare gli eventi. Questo senso di fragilità permane anche in presenza di un maggior senso di efficacia e competenza. Le persone con DDP hanno inoltre bisogno di essere presenti nella mente dell’altro, costantemente, e se hanno la sensazione che ciò non accade sperimentano sentimenti di vuoto e frustrazione. Questa necessità diventa per loro un test sul proprio valore personale. Per questi motivi, un soggetto con DDP, può ricercare nella relazione la continua conferma di tale presenza, sottoponendo l’altro a pressioni che possono attivare cicli interpersonali disfunzionali.
  • Stato di autoefficacia. E’ caratterizzato da un senso di benessere psicofisico, padronanza di sé, sicurezza e gioia. Questo stato però è legato stabilmente all’esistenza di una relazione significativa stabile e solida. In quest’ottica la dipendenza non risulta essere per queste persone la malattia ma la cura e una richiesta di aiuto può emergere nel momento in cui tali soggetti giungono alla rottura di una relazione significativa o al timore che questo si verifichi. Infatti è la paura di una rottura o la rottura della dipendenza ha far nascere la sintomatologia.
  • Stato di vuoto disorganizzato. Questo stato è generato appunto dalla rottura della dipendenza ed è contraddistinto da temi di pensiero di abbandono e perdita e da assenza di desideri attivi. La sintomatologia emergente può essere caratterizzata da una condizione depressiva o da uno stato dissociativo (con depersonalizzazione, derealizzazione, alterazione dello schema corporeo).
  • Stato di overwhelming. È determinato da uno stato caotico e dalla presenza contemporanea di più scopi e compiti senza che il soggetto abbia la capacità di selezionarne uno sul quale potersi concentrare e senza riuscire, quindi, a stabilire delle priorità. In genere la motivazione principale che sta alla base dell’attivazione di tale stato consiste nel fatto che le diverse relazioni di riferimento spingono questi soggetti a seguire scopi diversi e a volte anche contraddittori. Vorrebbero accontentare tutti ma non riescono a stabilire delle priorità o a fare delle scelte che potrebbero deludere qualcuno. Si sentono allora assaliti dalla confusione, abbattuti, sovraccarichi e oppressi.
  • Stato di coercizione e di ribellione alla coercizione. E’ caratterizzato da rapporti repressivi accompagnati da ansia, rabbia e sensazioni di ingiustizia subita. I soggetti con DDP non sono degli automi, senza scopi personali e docilmente guidati dagli altri. Hanno invece obiettivi propri che però difficilmente emergono alla coscienza e, allora, la loro vita è programmata in funzione delle aspettative, dei desideri e degli scopi delle figure di riferimento. Per queste persone è il contesto interpersonale a guidare le scelte personali. Se accade, però, che le scelte altrui sono incompatibili con gli scopi personali iniziano a sentire un senso di obbligo, di costrizione al quale reagiscono ribellandosi emotivamente. L’emozione che emerge è, allora, la rabbia, anche se tali soggetti tendono a non riconoscerla. L’unica cosa che sarà e potrà essere riconosciuta è l’ansia. Inoltre, è importante notare come queste persone tendono generalmente a sottovalutare gli aspetti negativi delle relazioni e a focalizzarsi solo su quelli positivi, al fine di non affrontare eventuali momenti di crisi o di separazione. Questo è possibile attraverso l’uso della negazione come meccanismo di difesa. Per questi motivi tali persone sono scarsamente introspettive e poco critiche. Come conseguenza dello stato di coercizione vi è spesso l’attuarsi di un circolo vizioso: il soggetto, come già detto, spesso alla coercizione reagisce ribellandosi e, a questo punto, prova uno stato transitorio di alta efficacia; rapidamente però seguono sensi di colpa, paura di abbandono e di punizione che lo spingono ad attuare strategie riparative per mantenere salda la relazione per lui significativa.
    • FUNZIONAMENTO METARAPPRESENTATIVO.
      • Deficit di rappresentazione degli scopi. Consiste nella difficoltà ad accedere, in assenza di una persona di riferimento, ad una rappresentazione dei propri desideri, dei propri scopi e dei piani per raggiungerli.
      • Assenza di desideri attivi. Come è già stato sottolineato, questi soggetti non sono privi di desideri autonomi e di scopi emotivamente marcati. In genere però essi tendono a divenire coscienti solo sotto forma di percezioni di coincidenza o, all’opposto, di contrasto tra scopi propri e altrui. In quest’ultimo caso, le persone con DDP, si aspettano che lo stato mentale altrui cambi per stabilire una coincidenza desiderata. Se, invece, sperimentano l’assenza di coordinamento con la mente dell’altro, il loro stato mentale crolla in un vuoto terrifico e non riescono più a pensare a se stessi. In genere, la narrazione di questi soggetti risulta essere fluida e coerente; mostrano una buona capacità d’integrazione che viene, però, a mancare nel momento in cui la relazione è in corso (con la conseguente difficoltà a costruirsi una rappresentazione unitaria dell’altro).
    • CICLI INTERPERSONALI. Lo scopo primario per persone con DDP è la ricerca di relazioni sicure e protettive. In tal senso, si individuano 3 cicli interpersonali disfunzionali tipici.
          • Ciclo oblativo. Tali soggetti sanno come rendere felice gli altri, soddisfacendoli e prevedendo amabilmente i loro bisogni. Hanno addirittura l’impressione di desiderare le mete degli altri, al punto che non le distinguono dalle proprie. I tentativi di assumere delle mete proprie sono quasi sempre apparenti, poiché le nuove mete non sono altro che la rappresentazione di obiettivi di un nuovo contesto. Questi soggetti possono arrivare a cambiare per l’altro i propri gusti culinari, sportivi, estetici, e persino le norme morali considerandoli propri finché la relazione interpersonale significativa regge. Quando quest’ultima giunge al termine i soggetti con DDP possono perdere il senso e il valore acquistato precedentemente. Il motivo principale di tale funzionamento è quello di assumere gli scopi altrui per dare forma e organizzazione alla propria esistenza. Di conseguenza, l’altro si sentirà spinto e legittimato a controllare la relazione, avvertirà il senso del potere e la possibilità di poter incentrare tutta l’attenzione intorno a sé.
          • Ciclo sado-masochista. Questo ciclo si instaura quando l’altro significativo imposta la relazione sul dominio e sul potere. Può anche accadere che, in seguito alla possibile ribellione allo stato di coercizione del soggetto con DDP, la persona significante abbia una reazione di risentimento e comportamenti maltrattanti. Il motivo di tale atteggiamento consiste nella sensazione di non avere più lo stesso potere, che porta tale soggetto a fare di tutto per ripristinare il controllo facendo leva sui punti deboli della persona con DDP, ossia sui sentimenti di paura e di abbandono. Proprio a causa di tali punti deboli, il soggetto và alla ricerca della vicinanza tramite la sottomissione e l’altro, di conseguenza, sente aumentare il suo potere e si sente legittimato ad incrementare i comportamenti maltrattanti atti a sottomettere; questi atteggiamenti sono vissuti dal soggetto come dovuti ad una propria condotta esagerata o sbagliata. Il soggetto dipendente non riesce ad integrare l’immagine dell’altro come maltrattante e il dolore che questi causa al suo sé, ma mantiene un’immagine di sé felice in presenza di un altro idealizzato.
          • Ciclo caotico-disregolato. Questo ciclo è caratterizzato dal soggetto bisognoso di continui consigli e rassicurazioni, tanto da impegnare molto spesso i familiari e le persone significative in estenuanti ed ossessivi rituali di rassicurazione. Il ruolo dei soggetti di riferimento oscilla dal rispondere cercando di rassicurare e dimostrare affetto e presenza al tentativo di allontanarsi rapidamente. Questo atteggiamento, ovviamente, non facilita per il soggetto con DDP la costruzione di una rappresentazione mentale rassicurante.

 

Bibliografia
G. Dimaggio, A. Semerari, a cura di, I disturbi di personalità. Modelli e trattamento, Laterza, 2006, Bari

dott.ssa Giorgia Tisci (05 dic. 2006)

- LACAN E LE CONCEZIONI CLASSICHE DELLA PSICHIATRIA:

- I DISTURBI ALIMENTARI DAL PUNTO DI VISTA PSICOANALITICO

- In Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, 2001, Bari.

- IL COMPLESSO, FATTORE CONCRETO DELLA PSICOLOGIA FAMILIARE.

- ANALISI FENOMENOLOGICA: ESSER MADRE

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- Temperamento, Personalità, Carattere E Psicopatologia nell'eroinomane in dissefuazione

- Valutazione del profilo della personalità nell’ambito della Sanità Pubblica nei riguardi di atti tesi al raggiungimento di un obbiettivo “burocratico”: l’utilizzo del test psicometrico di personalità.

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52