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Società Italiana per la Psicopatologia Fenomenologica  Rivista Comprendre  Scuola di Psicoterapia e Fenomenologia Clinica
 



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- Sulla linguisticità della schizofrenia

- Beethoven - Sonata Kreutzer n° 9

- Sfogo sulle Passioni Tristi

- Pre-psicosi, scatenamento, stabilizzazione

- INTRODUZIONE ALLE TECNICHE NELLA -PSICOTERAPIA FOCALIZZATA SUL TRANSFERT-

- La Ricerca come possibilità della Cura

- Il mondo magico

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- Disturbo del Comportamento Alimentare

- Cura

- Biologicamente psichico

- Elementi di una teoria gruppoanalitica postfoulkesiana

- Che significato ha quell’Immagine?

- SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLA TOSSICOMANIA

- IL LINGUAGGIO TRA L’ESSERE STRUMENTO DI COMUNICAZIONE E MODO D’ESSERE

- DAL ROMANZO “IL GIOVANE TORLESS” DI MUSIL

- DISTURBI DI PERSONALITA’ SECONDO IL MODELLO COGNITIVO ITALIANO

- LACAN E LE CONCEZIONI CLASSICHE DELLA PSICHIATRIA:

- I DISTURBI ALIMENTARI DAL PUNTO DI VISTA PSICOANALITICO

Secondo la psicoanalisi l’anoressia e la bulimia, e più in generale i disturbi del comportamento alimentare, sono considerati i diversi lati di una stessa medaglia, sintomi dietro i quali si può trovare di tutto (dalla psicosi, alla nevrosi, allo squilibrio psicofisico occasionale) e che non andrebbero trattati con tecniche specialistiche. La soluzione può essere soltanto la vera e autentica attenzione, non tanto ai sintomi della malattia quanto alle cause e ai significati.
Ma facciamo un passo indietro. Le prime osservazioni più approfondite circa gli aspetti psicopatologici dei disturbi alimentari non provengono tanto dalla prima generazione di psicoanalisti quanto da quelle successive, fino ad arrivare agli anni ’60 con una serie di studi più sistematici e rigorosi (vanno ricordati i contributi di Kestemberg, Décobert, Bruch, Salvini Palazzoli). Da questo momento in poi si pone l’attenzione su tre aspetti fondamentali, nei quali la paziente è caratterizzata da:

  1. Una struttura psicopatologica specifica, quella cioè della scissione psichica disuguale per cui buona parte della personalità cresce e si sviluppa adeguatamente. L’altra funziona manipolando il cibo e danneggiando il proprio corpo, a volte anche fino alla morte, e la realtà che riguarda la funzione alimentare e la propria immagine corporea è spesso negata.
  2. Un particolare insieme di fantasie inconsce. Il cibo, con il quale il soggetto ha un rapporto ambivalente (lo ama e lo odia), rappresenta il legame tra sé e la figura materna interiorizzata, non ancora distinta da quella paterna e caricata di tutte le proiezioni dei propri impulsi voraci, angosciosi, invidiosi. Il processo di separazione-individuazione dalla madre è rimasto incompleto tanto che queste persone, coi loro sintomi, manifestano la difficoltà e l’ambivalenza tra il voler diventare “adulte”, superando la dipendenza, e il voler restare nell’illusoria protezione della relazione primaria onnipotente. Quindi l’angoscia scatenata dalla tappa fisiologica della crescita, si rifugia nella regressione all’oralità. Così il cibo, desiderato, rifiutato, vomitato, idealizzato, diviene il segno del conflitto tra l’illusione di esser padroni di sé stessi e la dipendenza patologica.
  3. Una storia familiare patogena. La madre, in particolare, anch’essa intrappolata nella relazione simbiotica con la figlia, risponde sin dai primissimi momenti di vita di quest’ultima, ad ogni tipo di bisogno e di domanda, con il cibo. Il padre, invece, generalmente non fa il padre ed è quasi assente.

Qualcosa poi cambia. Infatti, intorno agli anni ’80 si verifica una lenta ma profonda mutazione. Non esiste più la struttura psicopatologica tipica; spesso non ci sono neanche più quelle madri patogene con storie di allattamento prolungato, svezzamento violento e improvviso, controllo nella nutrizione o ipernutrizione; anche i padri spesso non sono così assenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di famiglie “normali” con problemi comuni. Il motivo, quindi, sta probabilmente nel fatto che è venuta a mancare nei giovani quella giusta dose di conflitto che favorisce la maturazione e il distacco, sia psicologico che materiale. I bambini sempre più spesso sono lasciati in balia di sé stessi, forzati ad essere sin da piccoli protagonisti delle proprie scelte e a costruire da soli un argine, un limite ai propri impulsi, anche a quelli aggressivi e distruttivi. Così una volta diventati anagraficamente grandi, hanno difficoltà a esercitare la funzione adulta, normativa e protettiva. Quindi gli “adulti” di oggi hanno grosse difficoltà nel saper dire di no e nel porre dei limiti. Non è la carenza di affetto che spinge a divorare cibo e a vomitare, ma la carenza del senso del limite, dei punti fermi di riferimento per la costruzione di un’identità forte, di quella garanzia di sicurezza che proviene dal sentirsi amati da qualcuno che sa dire anche di no!
Come scrive Massimo Recalcati, Lacan ha avuto modo di dire che “non si mangia mai da soli”, si mangia sempre alla tavola dell’Altro, dove il mangiare non è mai semplicemente lo sfamarsi ma è anche e soprattutto l’assunzione delle regole della convivialità, dello stare insieme, del gusto, della tradizione familiare e culturale.
E ancora, scrive, la clinica mette in evidenza il rapporto molto ambivalente del soggetto anoressico-bulimico con l’Altro materno; se da un lato viene posta una manovra di separazione attraverso il sottrarsi al cannibalismo materno (non mangiare per non essere mangiati), dall’altro assistiamo ad un rapporto simbiotico (il soggetto si sente niente senza l’Altro poiché vive in realtà per l’Altro). Il rapporto con il padre è segnato da una qualche forma di assenza, non necessariamente nel reale quanto essenzialmente a livello simbolico. Questa mancata iscrizione può dipendere dall’Altro materno cui inizialmente spetta il compito di introdurre la funzione normativa del padre. Ci sono molti casi dove la parola materna agisce come demolizione e sconferma di quella paterna. Oppure accade che il desiderio della madre non significhi fallicamente il Nome del Padre, rappresentandolo di conseguenza come un’autorità formale, privata però del sostegno del desiderio. Di qui la serie così frequente di padri deboli, impotenti, castrati da un Altro materno che non gli riconosce alcun valore fallico.

Bibliografia
Massimo Recalcati, L’ULTIMA CENA: ANORESSIA E BULIMIA, ed. Mondadori, Milano (2000)
Simona Argentieri, Stefania Rossini, LA FATICA DI CRESCERE, ed. Frassinelli, Varese (1999)

dott.ssa Giorgia Tisci (24 gen. 2008)

- In Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza, 2001, Bari.

- IL COMPLESSO, FATTORE CONCRETO DELLA PSICOLOGIA FAMILIARE.

- ANALISI FENOMENOLOGICA: ESSER MADRE

- LA PSICOTERAPIA SECONDO IL MODELLO DI J. WEISS

- Filosofia e Psicoterapia

- Temperamento, Personalità, Carattere E Psicopatologia nell'eroinomane in dissefuazione

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Aggiornato: Novembre 29, 2016 13:52